E’ tempo di guerra e guardo le immagini trasmesse dalla televisione, immagini che sembrano appartenere ad altri tempi: città ridotte a cumuli di macerie, fosse comuni, popolazioni in fuga.

E tutto questo in nome di rivendicazioni etniche e territoriali che alimentano un odio antico ma sempre attuale.

Spengo il televisore e penso a nonna Irmela.

Nonna Irmela è un’anziana signora berlinese ( uso il presente a mò di augurio, è da un po’ che non si sente parlare di lei e spero vivamente che sia ancora tra noi ) che nel 1986, dopo aver visto una scritta inneggiante a Rudolf Hess sul muro che divideva la città, decise di non girarsi più dall’altra parte e di dedicarsi a pulire il mondo, in ogni suo angolo, esattamente come faceva a casa sua.

Da quel giorno, ogni giorno, nonna Irmela iniziò a ripulire i muri dalle scritte razziste, xenofobe, naziste, diventando in breve tempo una delle figure più conosciute della città, amata da molti, invisa a molti altri.

Guerra e nonna Irmela, rappresentazioni iconiche delle due metà del mondo, quella maschile e quella femminile.

Penso anche che non poteva essere che una donna ad avere la folle idea di ripulire il mondo.

Perché è quello che le donne hanno sempre fatto, in silenzio e con sofferenza, umiliate, emarginate, denigrate dall’altra metà del mondo.

Lo hanno sempre fatto perché alle donne è stato sempre insegnato ad espandere la loro attenzione simultaneamente su molti argomenti per potersi occupare di tutte le faccende ritenute indegne dall’uomo/padrone/guerriero.

Non lo dico io, lo dice, con altre parole, Humberto Maturana.

Io non posseggo il genio speculativo di Maturana per cui la faccio molto più semplice: sogno un mondo al femminile.

Non il mondo delle guerre, delle contrapposizioni, della visione rigida, dogmatica dei signori/padroni/guerrieri, spesso incapaci di concepire come rete persino il proprio ambito famigliare, ma il mondo come sistema che le donne, pur relegate nell’ombra e costrette al silenzio, hanno sempre mostrato di saper riconoscere e perseguire.

Il mondo della pace, del calore, dell’accoglienza che le donne/mogli/madri da sempre hanno creato nel focolare domestico; il mondo delle squisite frittate fatte con tutti gli avanzi del frigorifero “ perché il cibo non va sprecato “; il mondo del “ copriti bene quando hai finito di giocare perché sarai tutto sudato “; il mondo del “ spegnete la luce quando uscite dalla stanza “; il mondo del “ non badare alle ambizioni e aspettative di tuo padre ma fai quello per cui ti senti portato, quello che importa è la tua felicità “.

In fin dei conti stiamo parlando di economia circolare, sviluppo sostenibile, medicina preventiva, benessere, felicità etc. etc.

Sì, sogno un mondo al femminile; ma non parlo di appelli all’uguaglianza, di parità salariale, di quote rosa, di donne cooptate nei centri di potere ma abituate, o costrette, a  “ ragionare e agire al maschile “. Io parlo di un vero e proprio rovesciamento di valori, di un modo rivoluzionario, ma nello stesso tempo antico, di pulire a fondo ogni angolo del mondo.

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