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L'arma dell'esclusione: da cosa nasce l'etimologia "Ghetto"?

Forse dal procedimento di fusione e lavorazione del rame, chiamata "getus" (dal latino "iactus"), che prima veniva svolta nella zona in cui avrebbero relegato gli immigrati semiti. Altri la riferiscono a "getto", un molo, la banchina su cui gli ebrei in fuga dalle persecuzioni spagnole del 1492 erano sbarcati. Poi c'è l'ipotesi più sinistra: quella del termine ebraico "ghet", il libello di separazione che il marito dava alla moglie durante il divorzio. Quasi a esprimere il ripudio impresso sulla comunità ebraica, reso visibile dalla loro rimozione concreta dalla vita cittadina.


E quell'esperienza veneziana che nasceva come più o meno neutrale, presto divenne oppressione e disumanizzazione: la parola "Ghetto", spargendosi per l'Italia e poi in Europa, si associò sempre più a "claustro", "recinto", persino "serraglio".


Se si esclude e si allontana, è più facile accusare, dimenticare, odiare.


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