“Sistema” è un termine che racchiude in sé il suo senso ultimo, il suo significato più profondo.

Un termine apodittico, direi.

Ogni individuo è un “sistema”, combinazione unica di fisiologia, intelligenza, cultura e spiritualità: ed è questa miscela che permette all’individuo di nutrirsi di realtà e idealità, storia e utopia, memoria e sogno, elementi apparentemente inconciliabili, in realtà assolutamente complementari.

Ogni società è un “sistema”, rete fittissima che mette in relazione le azioni di ciascuno con quelle di tutti gli altri e senza la quale non sarebbe possibile alcun tipo di narrativa, nessuna esperienza umana potrebbe essere completamente elaborata e diventare patrimonio comune.

Anche il sapere, in particolare il sapere scientifico, è un “sistema” che però ha abbracciato un modello organizzativo diverso, privilegiando la frammentazione in nome della specializzazione perseverante e delle competenze operative. Tutta l’attenzione è incentrata sul “governo locale” dei processi materiali e spesso sfugge la necessità che questi processi convergano armonicamente verso un obiettivo condiviso.

In altre parole, manca una “visione vera” del mondo.

E la frammentazione non riguarda solo le partizioni interne dei singoli saperi ma, in modo ancora più netto, le relazioni tra scienze diverse.

Non esiste una concettualità comune: fisica, psicologia, economia, storia, biologia e via dicendo, organizzano i propri saperi all’interno di cornici spesso incompatibili con i quadri progettuali proposti dalle varie discipline. Concetti irrinunciabili in un campo risultano assolutamente inconciliabili con i concetti irrinunciabili di un campo diverso.

Tutto ciò comporta un costo elevato in termini di progresso umano; un mondo dominato da un sapere frammentato è preda di un disorientamento cognitivo diffuso. E il paradosso è che l’era dei paradigmi scientifici finisce con il concedere uno spazio assolutamente ingiustificato a irrazionalità,  pregiudizi, leggende metropolitane, credenze settarie, pseudo sapienze alternative.

Esattamente il contrario di ciò di cui il mondo ha bisogno, e cioè una rinnovata capacità di sintesi, un modello cognitivo che si fondi sull’apporto degli elementi più disparati.

Solo così sarà possibile produrre mappe e visioni che consentano una chiara visione del presente e una progettualità coerente del futuro.

Mappe e visioni che mirino alla comprensività e coerenza d’insieme.  

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