Centro Internazionale di Ricerca Sistemica Marcello Kalowski La banalità del bene

Sono in giro per l’Italia per presentare il mio libro. Soliti appuntamenti: librerie, biblioteche, sale comunali, soprattutto scuole. E durante queste mie peregrinazioni “capita” il 9 di maggio, giorno pieno zeppo di memoria. Festa dell’Europa, memoria della dichiarazione Schumann.

Parata sulla Piazza Rossa a Mosca, memoria della lotta vittoriosa contro il nazismo. Commemorazione delle vittime del terrorismo e delle stragi.

Insomma, un giorno denso di memoria, di una memoria con cui, con tutta evidenza, non abbiamo imparato a fare i conti, se non per celebrarla e commemorarla, ogni anno che passa, in modo sempre più rituale, museale. E succede anche che il 9 di maggio io mi trovi a incontrare qualche decina di studenti di scuola media che hanno letto il mio libro e sono impazienti di incontrare “l’autore”, confrontarsi con lui, mettersi in fila per il firma-copie ( cosa che a loro piace tantissimo (anche a me).

Sono sommerso da un mare di domande, a volte apparentemente banali, sempre tremendamente efficaci. E parliamo; parliamo dei Giusti Nascosti, di quei trentasei inconsapevoli mistici della tradizione ebraica che, in virtù della loro umiltà e della loro ordinaria, banale umanità, salvano il mondo.

Dopo il processo a Adolf Eichman si è molto scritto e parlato della banalità del male.  Balle. Il male non è mai banale; e se tale si mostra è solo finzione, il sistema migliore per apparire comune, accettabile. Gli uomini hanno sempre saputo cos’è il male, l’omicidio, il crimine.

Ciò che invece ignorano è la banalità del bene; bene che riesce a salvare il mondo solo se espresso nella sua ordinaria straordinarietà.

Di questo abbiamo parlato io e i miei giovani lettori; tra i quali, sono sicuro, si nasconde qualche Giusto pronto a ricevere il testimone dai Giusti della generazione precedente.

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